Esperienze che ti corrodono: volantinaggio in provincia

Buonasera a tutti i miei lettori, che da mesi attendevano un aggiornamento: spiegherò le ragioni del mio notevole ritardo in un post a parte, perché adesso mi preme di sfogarmi e descrivere la mia esperienza degli ultimi giorni.

Certe volte la vita è imprevedibile, e per imprevedibili ragioni mi sono ritrovata a candidarmi per un ingrato lavoro di volantinaggio nei pressi dell’abitazione dei miei nonni, dove mi sarei dovuta recare per trascorrere le vacanze studiando per l’appello di settembre.

Invece, come vi dicevo, ho deciso di colorire la permanenza con questa attività: di seguito riporto ciò che i miei occhi hanno visto e le mie orecchie sentito (noterete che i nomi sono distorti, per confondere le tracce).

Da qualche parte in questo Paese, sorge la cittadina di Mannaggia, in provincia di Intemperia e poco lontano da Santremo.
Vicino a Mannaggia, appena fuori dal centro abitato, c’è una stazione dei treni e un centro commerciale: in realtà è un grosso parcheggio, circondato da casermoni contenenti negozi, che si fregia del nome di “centro commerciale Mannaggia“.

Di questo centro facevano parte due supermercati, un negozio di scarpe, uno di elettronica e uno di roba per animali. Ma un bel giorno di fine luglio decisero di aprire costì anche un negozio di roba per donne, estremamente eteronormativo, o gender, se preferite, come si intuisce dalla definizione che ne do.
Il negozio fa parte di una catena che si chiama PolkaLemon: in un ambiente dal colore lime, vende prodotti per pulire casa, prodotti per pulire se stessi e pigmenti per macchiare se stessi.
Nel punto vendita risuona costantemente una trasmissione radio che propaga alternativamente vecchi successi pop, il jingle ufficiale di PolkaLemon (roba da lavaggio del cervello) e la pubblicità del negozio, che consiste in una donna che proclama: “Pulendo la vostra casa come schiave potrete illudervi di vivere in una reggia!!1! E poi potrete mascherare i segni della sofferenza sul viso truccandovi come le sorelle di Cenerentola”. Sono certa che le commesse escono sceme dopo due ore, perché ci sono gli altoparlanti a tutto volume anche nel magazzino e nello spogliatoio.

In mezzo a questo quadretto idilliaco di inaugurazione del negozio, cosa ci facevo io? Io arrivavo la mattina, mi caricavo un trolley pieno di volantini, volantinavo fuori dal negozio, avevo un’ora di pausa pranzo, e ritornavo la sera per rimettere a posto il trolley.

Dove potevo volantinare se c’erano 30°C, sole cocente (Mannaggia non è ciò che si dice una città di montagna) e una distesa di asfalto torrido nota come parcheggio?
A parte quando era nuvoloso o faceva più fresco, mi rifugiavo sotto i portici; peccato che gli unici disponibili fossero: uno piccolo all’entrata del negozio di elettronica, e il principale che unisce supermercato 1, negozio di scarpe e una costruzione losca di cui parleremo nei prossimi paragrafi.

Peccato che se ti metti a volantinare davanti al supermercato 1, il secondo giorno ti intimano di andartene, perché stai facendo pubblicità a un negozio che vende un sottoinsieme di ciò che vendono loro.
A mia difesa posso dire solo che stavo cercando un posto all’ombra che mi garantisse passaggio di persone: non avevo secondi fini.
Infatti qualche volta sono stata davanti al supermercato 2 (la mattina quando faceva abbastanza fresco da sopportare il sole) ma poi sono fuggita, perché lì c’era un ragazzino inquietante che elemosinava con il cappello camminando come me per il parcheggio.
Anche al supermercato 1 ogni mattina si apposta un senzatetto cane munito, ma sta seduto, e si becca pure generose offerte dagli ammirevoli clienti del supermercato: c’è chi gli dà gli spiccioli che ha nel portafoglio e chi all’uscita gli consegna un po’ di spesa che ha fatto apposta per lui. Un signore gli dette una bottiglia di vino bianco, che secondo me fu un regalo abbastanza ambivalente perché da un lato pareva un’affermazione di socialismo, sottoforma di inneggiamento all’edonismo come diritto inalienabile, dall’altro sembrava più un incitamento a “bere per dimenticare” la propria pessima situazione e continuare a crogiolarvisi da ubriachi, senza così poterne uscire.

Stare sempre nel parcheggio per me era fuori discussione: per il pericolo di prendere un’insolazione, o di svenire nel tentativo di prenderla. Anche quando era nuvoloso, il parcheggio era popolato da allegri ragazzi neri in cerca della mancia dalla monetina dei carrelli per la spesa: le persone che fermavo mettendo a frutto tutta la mia educazione erano comunque scocciate.

La costruzione losca di fronte al portico principale ospita un bar, diverse giostrine per bambini azionate a moneta, e una stazione televisiva latitante.
Di fronte si trovano le uniche panchine del centro commerciale e molte persone si fermano lì a riposare le gambe.
Siccome ero appostata proprio in prossimità delle panchine, ho potuto osservare le brutte abitudini dei frequentatori del centro commerciale.

Quelli che lavorano al supermercato 1 escono imbronciati durante i loro minuti di pausa e si siedono a fumare una sigaretta: le lamentele che propinavano agli amici per telefono unite al fumo compulsivo (passivo, per me) mi hanno fatto dedurre che gli impiegati del supermercato 1 (che ha la particolarità di essere aperto 24h/24) sono molto stressati, tanto che mi sono decisa a boicottare quella catena in futuro.

Quelli che vengono per comprare hanno con loro: per metà un cagnolino di taglia piccola (preferibilmente di razze orribili) che prendono in braccio quando entrano in negozio, per metà uno o più bimbi su cui vigilare.
Questa categoria si divide ulteriormente in: giovani genitori che fumano in faccia ai figli e genitori âgée che fumano in faccia ai figli. Ah no, scusate! Avevo dimenticato la categoria “nonni che fumano in faccia ai nipotini”.
Questi poveri bambini sono generalmente adorabili e innocenti in modo inversamente proporzionale alla loro età (si arriva all’asintoto orizzontale con le quattordicenni che chiedono il Samsung Galaxy S7): mentre il loro parente fuma seduto su una panchina, i piccoletti non possono resistere al richiamo delle giostre e chiedono la monetina.

A questo punto avvegono un paio di cose strane: spesso le giostre mangiano la moneta e non si avviano, facendo innervosire il parente, che non pensa neanche lontanamente alla possibilità di richiedere la monetina al bar. Quando c’è più di un bambino presente, mentre uno manifesta la volontà di andare sulla macchinina, un altro interviene mettendolo in guardia: “La macchinina è rotta”, dimostrando che certi saperi vengono tramandati di mese in mese tra i bambini più saggi.
Questi malfunzionamenti mi hanno fatto giungere alla seguente conclusione: le giostre foraggiano la stazione televisiva e, per guadagnarci qualcosa in più, hanno un’attivazione random. Sbirciando nella saletta ho visto un tipo che lavorava con dei computer, ma avrà mandato delle trasmissioni in loop; insomma, quel canale TV ha bisogno di fondi: sono ammirata dallo sforzo congiunto della comunità!
Altra cosa è che quelle giostrine hanno delle musichette irritanti: una suona ossessivamente il motivo di Supercalifragilistichespilaridoso, un’altra, essendo munita di cavallo e cactus, propina un brano ispirato a Morricone e i film western.
Le musichette partono ogni tanto, indipendentemente dall’aver inserito la monetina, così da attirare l’attenzione dei bambini, e quelli non mostrano il minimo segno di fastidio.
Il loro attaccamento alle giostrine mi ha fatto pensare con un po’ di nostalgia a un bel racconto che mi hanno fatto leggere alle elementari: La giostra di Cesenatico di Gianni Rodari, che fa parte della raccolta Favole al telefono.

L’ultimo giorno, una domenica, mentre orde di persone entravano nel negozio di scarpe uscendone con un paio nuovo, infilandole subito ai piedi e buttando nei cestini il paio consumato con cui erano arrivate, una bambina seduta su una panchina ha cominciato a sparare bolle di sapone, con una pistola elettrica che il padre, seduto accanto a lei, le aveva comprato in città. Siccome c’era un po’ di vento si è creato un turbine di bolle e i bambini sono accorsi a osservarle, acchiapparle, giocarci dentro…
È stata la visione più bella della giornata, che mi ha distratto dalle bolle dei detersivi in vendita da PolkaLemon: siete già stati nel nuovo negozio? Per l’inaugurazione c’è la borsa da spesa tascabile a 1 centesimo!

Lavorare mi ha messo una gran voglia di studiare.
E qui chiudiamo il post lunghissimo.

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