Natale a tinte Matte

Cari lettori, come promesso, vi ho abbandonato per tutto novembre e, già che c’ero, anche per quasi tutto dicembre.
Ma prima che l’anno 2016 volgesse al termine mi faceva piacere aggiornare il blog, perciò eccomi qui.
A novembre ho scritto cercando di riportare su carta ciò che l’ispirazione mi suggeriva; mi sono divertita a seguire la comunità degli scrittori o aspiranti tali che si davano appuntamento su YouTube per degli sprint di gruppo. Avrei voluto essere un po’ più organica in quello che buttavo giù, ma sono ancora in attesa di una trama convincente che faccia da legante ai miei brani deliranti.
Per quanto riguarda dicembre, prima ho fatto una bella vacanza durante il ponte dell’Immacolata, poi sono stata assorbita dalla frenesia delle ultime lezioni e dei prof che dovevano chiudere il semestre, magari con un bell’esamino senza senso.
Prima di Natale, ritenendomi libera (credevo di essermi sistemata in anticipo con i regali, illusa), ho avuto la malsana idea di accettare un paio di lavori come aiuto in negozi che in questo periodo sono particolarmente presi d’assalto, in quanto considerati fucine di regali. Mi sono quindi calata nei panni di commessa in un grande negozio di vestiti, e successivamente in una profumeria.

Chi mi conosce sa che sono una masochista avventuriera (ossia: non sono nuova ad accettare questo genere di lavori massacranti e sottopagati a contatto con il pubblico), ma soprattutto che non sono un’esperta in nessuno dei due campi sopracitati: l’unico modo in cui sopravvivo alle dure prove alle quali mi sottopongo è trasformarle in occasioni di studio antropologico.

Le conclusioni a cui sono giunta sono le seguenti:
I desideri degli uomini sono sottovalutati dall’industria. Sono rimasta sorpresa quando, nel negozio di vestiti, mi sono vista arrivare diversi uomini che chiedevano esplicitamente la loro taglia di un certo modello di giacca o pantaloni, e si spazientivano quando riuscivo a trovare solo un modello simile: io davo per scontato che per un uomo un modello valga l’altro (così come più o meno funziona per me), invece questi teneri virgulti mi hanno dimostrato decisione, alacre volontà di autodeterminazione e una vera capacità di osservarsi anche da fuori.
A loro difesa dico che la scelta è sempre iniquamente più varia per le donne, in particolare nel settore della cura della pelle: infatti in profumeria c’era solo una misera colonnina dedicata ai maschi, oltre ovviamente alle due ampie esposizioni di profumi di marca.
– “Vorrei ma non posso” è una legge naturale accettata quanto o più della gravità. Siccome la gente non può permettersi vestiti e borse firmate che costano migliaia di euro, ripiega su trucchi e profumi (e montature di occhiali: questa ancora devo capirla non essendo un’utente, per mia fortuna) etichettati con il marchio degli stessi stilisti, per poter spendere un centinaio di euro e sentirsi comunque proprietari di roba griffata.
I ladri non si fanno scrupoli. Una triste verità che ho appreso è che certa gente approfitta della confusione per intascare i profumi esposti sulle mensole (magari anche i tester): per questo motivo, delle marche più costose sono esposte le scatole vuote e i clienti devono rivolgersi alle commesse per avere le confezioni complete di boccetta. A parte il fatto che a me i profumi che piacciono alla maggioranza della gente fanno quasi tutti schifo (uno su tutti: Acqua di Gio’, un profumo per uomo firmato Armani), aggiungiamoci che da quando ho visto il film Il profumo, tratto dall’omonimo romanzo di Süskind, io associo i profumi a qualcosa di lugubre e tenebroso, non posso proprio pensare che sacrificherei la mia onestà, coltivata con tanta cura in tutti questi anni, per un bene effimero come un liquido che si spruzza in microgoccioline e infesta l’aria per un tempo variabile con i suoi effluvi alcolici. Se proprio in vita mia dovessi rubare qualcosa (ma non lo farò) credo che opterei per qualcos’altro (possibilmente di commestibile in modo da far sparire velocemente le prove). Premesso che io 40 euro per un rossetto non li spendo, che con il prezzo di due profumi da 100ml, neanche dei più costosi, piuttosto mi compro uno smartphone quando il mio si rompe, la verità più agghiacciante da realizzare era che ogni profumo che vendevo con un sorriso smagliante costava di più di quello che mi pagheranno a giornata per avere lavorato lì (per i deboli di comprendonio: in un giorno anche un’imbranata come me riusciva a vendere più di una decina di profumi): ma i soldi onesti hanno un profumo tutto loro.
Le industrie dei profumi non sanno che farsene dei loro prodotti: in occasione del Natale, vengono messi in vendita i famosi cofanetti, scatole di cartone ben presentate che contengono un profumo e un altro prodotto con quell’essenza (latte corpo per le donne, dopobarba per gli uomini). I cofanetti costano solitamente 50 centesimi, 1 o 2 euro in più che acquistare il solo profumo: questo ci porta alla veloce conclusione che i brand non hanno fiducia nelle possibilità di vendita dei prodotti annessi al profumo, e che forse questi ultimi valgono due lire… fattosta che ce li tirano letteralmente dietro.

Se mi fossi fermata a queste osservazioni avrei passato un Natale ben triste. Ma lo spirito del Natale mi ha fatto visita anche mentre cercavo il codice giusto di correttore negli innumerevoli cassetti dedicati al trucco.
Ecco la mia collezione di momenti tenerelli:
– Il ragazzino 14enne che entra in profumeria per fare un regalo a sua madre e si guarda intorno sperduto.
– Il ragazzo che sa esattamente che deve comprare la matita agapè di C****l alla sua ragazza, la quale con nonchalance gliene ha mostrata la collocazione sull’espositore svariate volte, per assicurarsi che lui potesse comprarla in autonomia.
– L’anziano, pacifico signore che compra i regali per moglie e figlia: con un cappotto, un bastone e un filo di voce ha un’eleganza tutta sua mentre chiede due profumi per signora. Mi ha insegnato che l’affetto e la generosità donano una dignità che la vecchiaia non ti può togliere, finché ti rechi con orgoglioso altruismo a fare i regali di Natale.

Buon anno nuovo lettori!
10 punti in più a chi capisce il gioco di parole celato nel titolo 😉

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