Chi osa… chiosa Tokyo

Era da tempo che cercavo un modo per cominciare a parlare del Giappone, in particolare di Tokyo, visto che ci sono stata per una settimana, ormai cinque mesi fa.
E non lo trovavo. Perché il Giappone, ma in particolare Tokyo, è un pugno nello stomaco e ti lascia con le mani sulla pancia a chiederti come procedere, che dire. Tutto ciò nonostante prima di partire io mi reputassi “esperta” di Giappone, o almeno più esperta della media.

Un bel giorno di quest’estate mi sono arrivate le parole. Non sono mie. Le ha scritte David Mitchell, nella sua interessante opera prima Ghostwritten (in Italia: Nove gradi di libertà), che sto leggendo in questi giorni attende pazientemente che io ne prosegua la lettura (lanciando sonori sob dal mio kindle).

Riporto quindi una mia personale traduzione di un brano tratto dal suddetto romanzo, condita con foto del mio viaggio (perdonate quindi la pochezza artistica di tali scatti).

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Più di tredici milioni di persone vivono e lavorano a Tokyo.
Shibuya persone sera
È così grande che nessuno sa veramente dove finisca.
Tokyo distesa infinita
Ne è passato di tempo da quando ha riempito la pianura, e ora si sta inerpicando su per le montagne a ovest e sta reclamando terre dalla baia a est. Questa città non smette mai di riscriversi. Nel tempo che impiega una guida stradale ad essere prodotta, è già diventata obsoleta. È una città alta, e profonda, così come è espansa. Ci sono sempre cose che si muovono sotto di te, e sopra la tua testa.
Tokyo a strati
Tutte queste persone, cavalcavia, automobili, passerelle, metropolitane, uffici, palazzoni, cavi elettrici, tubi, appartamenti, si sommano tutti a un sacco di peso.
Shibuya attraversamento
Tokyo cavalcavia
Tokyo cavi elettrici
Devi fare qualcosa per impedirti di fare speleologia, altrimenti ti trasformi nella parte di un relitto o in una formica in un tunnel. Nelle città più piccole gli abitanti possono usare lo spazio intorno a loro per isolarsi, per ricordare a se stessi chi sono. Non a Tokyo. Proprio non ne hai lo spazio, a meno che tu non sia un presidente d’azienda, un gangster, un politico o l’Imperatore. Sui treni sei premuto corpo a corpo contro gli altri, sui treni della metropolitana a ogni maniglia si aggrappano diverse mani. Le finestre degli appartamenti non offrono alcuna vista se non le finestre di altri appartamenti.
Finestre dalle finestre
No, a Tokyo devi crearti il tuo spazio nella tua testa.
Akihabara
Ci sono diversi modi in cui le persone si creano questo spazio. Sudore, esercizio e fatica è uno dei modi. Puoi vederli nelle palestre, nelle piscine ben ordinate. Puoi vederli fare jogging nei piccoli, logori parchi. Un altro modo per farsi uno spazio è la TV. Un luminoso, arrogante spazio, sempre ben illuminato, pieno di divertimento e battute che ti dicono quando ridere così non te ne perdi neanche una. Le notizie dal mondo redatte accuratamente in modo da non essere troppo inquietanti, ma inquietanti abbastanza da farti rallegrare di non essere nato in un Paese straniero. Le notizie con la musica per dirti chi odiare, per chi addolorarti, di chi ridere.
Lo spazio di Takeshi è la vita notturna. I club, e i locali, e le donne che ci vivono.
Ci sono molti altri spazi. C’è una Tokyo invisibile costruita con essi, che esiste nelle menti di noi, i suoi cittadini.
HK hobby
Akihabara hobby
Internet, manga, Hollywood, culti nella fine del mondo, sono tutti spazi dove ti rechi e dove conti come individuo. Certe persone ti parleranno subito del loro spazio, e non chiuderanno il becco per tutte la sera. Altri lo tengono nascosto come un giardino in una foresta di montagna.
Le persone senza uno spazio sono quelle che finiscono per buttarsi sui binari.
Il mio spazio prende vita con il jazz. Il jazz è un buon spazio. I colori e le emozioni in esso arrivano non dall’occhio ma dai suoni. È come essere ciechi ma vedere di più. Questo è il motivo per cui lavoro qui nel negozio di Takeshi. Non che io mi ritenga mai capace di spiegarlo a parole.

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Non mi resta che ringraziare il DAM Karaoke che ha organizzato il Nippon World Karaoke Grand Prix a Lucca Comics & Games 2014, da me vinto (qui le imbarazzanti prove) esattamente un anno fa, e mi ha permesso di visitare il Giappone pagandomi viaggio, assicurazione e albergo.

Un abbraccio caloroso alle mie amiche Channie e Renna, che stanno passando sei mesi a Tokyo!

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