Il canto di guerra degli oversize

Oggi sono a casa con il mal di gola, abbastanza intontita ma anche piuttosto seccata. Quindi ne approfitto per dare spazio a un paio di idee che mi frullano nella testa da diverso tempo.

La sostanza è: perché questo mondo ci illude che dobbiamo piacerci, valorizzarci e convincerci che andiamo bene così come siamo se poi non fa neanche lo sforzo di venderci tutte le taglie di vestiti? Forse credono che, se le persone non trovano niente che gli stia, finiranno per andare in giro in mutande e così, quando per necessità i corpi saranno messi abitualmente in mostra, si compierà la totale accettazione delle proprie fattezze.

Strane utopie caraibiche a parte, nella vita di tutti i giorni c’è un problema grosso di cui suppongo la maggioranza delle persone sia all’oscuro: se superi la statura media (dell’Italia degli anni ’70, ci tengo a specificarlo!), la circonferenza media di qualche parte del corpo o la lunghezza media di piede, e non sei un riccone (i ricconi risolvono l’80% dei problemi, ça va sans dire), sei condannato a una sottile forma di emarginazione atta a farti sentire “sbagliato“.
Un discorso a parte si fa per le persone particolarmente piccole, ma si sa: il canone estetico anoressico permette di trovare più roba sui limiti umani inferiori che su quelli superiori, inoltre male male si può scendere alle misure da ragazzini. Certo è che il mio sostegno più sincero va anche a quelle donne con il piedino di Cenerentola che, avendo vagato senza successo in cerca di un paio di scarpe per la loro età, si trovano ad andare in giro con un paio di Lelli Kelly (si spera di quelle senza lucine).

Parliamoci chiaro, nella mia ignoranza e mentalità retrograda influenzata dai media, con egoismo escludo da questo discorso gli obesi: perché loro non ci sono nati, grossi (anche se un fattore genetico può disgraziatamente portare all’assenza del senso chimico della sazietà), ma sono diventati, grassi, ossia nella mia visione limitata hanno una parte di colpa e si beccano le conseguenze di una tale scelta di vita, che possono comprendere la difficoltà nel trovare lenzuoli abbastanza ampi da contenerli.

Io voglio parlare in difesa di quelle persone che, poverine, dalla pubertà in poi hanno guardato tutti dall’alto in basso, e per questo motivo non hanno diritto a trovare maglie con le spalle abbastanza larghe, le maniche abbastanza lunghe, e il busto abbastanza stretto.
Perché “grossi” ci si scopre, e quando da bambini ci si confonde (chi più chi meno) nella massa dei nanetti, ci insegnano che la massa è la normalità ed esserne catapultati fuori non è sempre facile.

Non è facile andare in giro con le amiche che vogliono fare shopping e fare un triage mentale di ciò che vedi mentre sfili davanti alle vetrine, dividendo tra quello che forse c’è anche della tua taglia e quello che dovrai accontentarti di guardare sui manichini.
Perché nessuno stilista pensa mai che le ragazze con un seno più abbondante di una seconda coppa B potrebbero desiderare indossare un grazioso vestito con vita in stile impero senza ritrovarsi la suddetta cucitura premuta contro i capezzoli? La vita impero è una prerogativa delle piallate, perché voi formose dovete soffrire della vostra diversità.
Qualcuno ha idea di cosa significhi vedere decine di scarpe carine esposte e sapere che non potrete comprarne neanche una perché del vostro numero semplicemente non le vendono?
Qualcuno sa quanto è imbarazzante andare a cercare le scarpe da uomo più gay possibile per avere delle scarpe da abbinare a degli abiti da donna? Poi per sdrammatizzare ti fai una risata sul fatto che indossi scarpe da uomo. Io vorrei avere la libertà di scegliere quando fare il maschiaccio (perché lo faccio da sempre, non sono mai stata una tipa fru fru) e quando vestirmi in modo femminile.
Oppure cercare le scarpe su ebay e rendersi conto che il mercato delle scarpe grandi da donna è saturato dalla richiesta dei trans, e quindi l’unica cosa che abbonda sono gli stivaloni in pelle da Catwoman battona.
Scusate ma se gli uomini con il 48 trovassero il mercato invaso da ciabattoni pelosi da Chewbacca come ci rimarrebbero?

Qualcuno sa che mortificazione è entrare in un negozio di intimo, chiedere aiuto a una commessa che per tutta risposta sgrana gli occhi e vi guarda come un animale raro, si dirige in un angolo del negozio e tira fuori un modello da farvi provare che sarebbe gradito anche a vostra nonna? Come se avere le tette abbondanti volesse dire automaticamente volersi ricoprire di scomodi pizzi.
Per tutt* quell* che, vittima dell’oscurantismo operato dai grandi marchi da non so chi, non sanno come si misurino i reggiseni, ho pescato questo articolo. Parlo anche ai maschi che spesso non sanno neppue cosa desiderano in una donna (sempre che siano così sbruffoni da avere desideri specifici), ma soprattuto non saprebbero regalarle un intimo adeguato.

Quindi, ora che mi sono sfogata per benino, farò una cosa utile: un elenco di rivenditori di cose oversize basato sulla mia esperienza, ma aperto al contributo di chicchessia che voglia lasciare un commento.

Vestiti:
da H&M qualche anno fa (ma penso lo facciano ancora) vendevano i pantaloni (meglio dire i jeans) in diverse combinazioni di larghezza chiappe e lunghezza gamba, in modo che chi ha i fianchi larghi ma non è alto non si debba far fare l’orlo, e chi è magro e alto non debba avere i pantaloni stile “ho l’acqua in casa” (che quest’anno sono pure andati molto di moda, bleah, de gustibus).

Reggiseni:
Decathlon: essendo francese come origine, sono molto più avanti di noi italiani e hanno molte combinazioni taglia/coppa sia di intimo che di costumi da bagno. Sinceramente fino a oggi non ho trovato qualcosa che mi vestisse veramente bene, però apprezzo la varietà, anche se quella mostrata nei cartelloni esposti non corrisponde a quella realmente disponibile nel singolo punto vendita.
Lovable: ci sono alcuni negozietti monomarca in giro per l’Italia (io vado a Pisa, ma sono stata in uno a Bologna e uno a Roma), oppure la si trova nei negozi con vasto assortimento (es. Rinascente a Firenze). Produce tutte le taglie e coppe, ma comunque penalizza l’assortimento delle coppe più grosse. Costa più del normale (più dei prezzacci che siamo abituate a vedere a Calzedonia, Tezenis, Yamamay e compagnia bella) ma è di buona qualità e ogni tanto fa degli interessanti sconti monogiornata (sconto=tagliax10% su un sottoinsieme della roba in vendita) di cui puntualmente approfitto.

Scarpe:
Decathlon: per i motivi esposti prima, da loro le scarpe da donna arrivano normalmente al 42 (c’è anche qualche sparuto 43, almeno a Lastra a Signa). Peccato che vendano calzature quasi solo sportive (poverelli, è il loro mestiere): da running, da walking (tra esse qualcosina di carino per tutti i giorni) e gli stivali da cavallerizza che si possono sfruttare per la pioggia. Punto a favore: i prezzi dei modelli base sono veramente bassi!
Geox: Unici tra quelli delle marche note, i negozi geox più forniti, ad esempio quelli in centro a Firenze (che trattano con turisti da tutto il mondo), sono provvisti di un paio 42 per vari modelli di scarpe da donna, ma c’è da dire che prima dei saldi queste rare calzature vanno esaurite, quindi chi le volesse dovrebbe accaparrarsele a prezzo pieno. Cosa importante da rammentare, è che Geox veste molto grande: il loro 40 è quasi un 41 nella convenzione di tutte le altre marche, il loro 41 è quasi un 42, e il loro 42 è decisamente un 43 (quando l’ho provato ci navigavo, infatti ho comprato un 41 ma non tutti i loro modelli 41 mi stanno). Vale anche per gli uomini perché il mio ragazzo e mio fratello hanno il 46 ma comprano il 45 di Geox.
SwankyItaly (sito web): negozio di Bologna che vende su internet, ha un portale ecommerce curato e funzionale, con la formula “se lo rispedisci il cambio è gratis”. Per effettuare un ordine si può anche telefonare e farsi spiegare cosa è dispobile in negozio e se veste grande o piccolo da una commessa molto gentile. Prezzi modici. Io sono stata nel negozio di persona e ho notato che le marche che trattano vestono tendenzialmente piccolo.
Verdezenzero (sito web): negozio di Firenze con ecommerce molto curato (anzi, se vai in negozio la tipa è sbrigativa e sembra quasi che preferirebbe che tu ordinassi da internet, pur di spersonalizzare la transazione). Prezzi altissimi, modelli da anziana. Si può trovare qualcosa di carino a un prezzo ragionevole quando fa i saldi.
Piero Calzature (sito web): negozio di Bologna elegante e accogliente (proprietari squisiti), conosciuto per “vendere le scarpe ai giocatori di basket”, ha marche come Clark’s (buonissime ma costose) ma le ultime volte che ci sono passata i modelli da donna erano paurosamente da vecchia; avendo tempo di andarci ci si possono trovare cose carine che nel periodo dei saldi hanno un buon prezzo. Hanno anche l’ecommerce sul sito nuovo (fino a qualche anno fa il sito lasciava a desiderare, menomale che l’hanno rinnovato).
Sarenza (sito): famoso portale per l’acquisto di scarpe online, ha anche la sezione numeri grandi con un assortimento ridotto ma che comunque può far scendere la lacrimuccia ai più disperati.

Per oggi ho fatto la mia buona azione, anche se chi si è soffermato a leggere forse adesso ha un quadro ancora più crudo della situazione in cui versiamo.
Un saluto ai lettori!

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