Il mio commento scorretto a Star Wars Ep. VII

Dal 16 dicembre molti italiani si sono recati al cinema per vedere l’ultimo investimento della Disney l’ultima fatica della Lucasfilm: Star Wars – Il risveglio della forza. Qualcuno è rimasto contento, qualcuno è rimasto deluso, io sono rimasta interdetta su diversi aspetti e non posso fare a meno di elencarli sul mio blog. D’altro canto, essendo un’ingegnera, ho apprezzato certi particolari che farò notare a chi vorrà leggere il seguito.

AVVERTENZA: Le righe che seguono sono infarcite di SPOILER, si suppone che chi le legge abbia visto il film, anche perché in caso contrario non capirebbe le battute che faccio. Se non volete spoiler chiudete la pagina e tornate a leggere quando avrete visto il film. Io vi ho avvisato.

Il film si apre con i soliti paragrafi Ricapitolando che scorrono in prospettiva verso l’infinito.
Da bambina, quando guardavo la trilogia storica in videocassetta, non ci capivo niente e, credendo che fosse una prova della velocità di lettura, m’impegnavo ad arrivare in fondo il prima possibile; da ragazzina, guardando al cinema la trilogia prequel, cercavo ugualmente di leggere ma, poiché scorrevano parole come “senato”, “negoziare” e “repubblica”, arrivata alla fine non capivo comunque niente degli intrighi politici e mi rassegnavo ad aspettare le scene d’azione che sarebbero arrivate nel giro di pochi minuti. [D’altronde Game of Thrones insegna che il modo migliore per inserire la diplomazia in sceneggiatura è farne parlare due uomini mentre sullo sfondo passano tette e culi.]
Stavolta, leggendo i paragrafi sul tapis roulant, ho più che altro notato una certa discontinuità con il finale del VI episodio, e questo scetticismo mi ha accompagnato nell’interpretazione di tutto il film.
La scena si sposta su un pianeta dove un anziano non meglio identificato affida una zampa di coniglio a un bel ragazzo, il quale, braccato da un attacco di cloni che cloni non sono, decide di affidare il contenuto della zampa, una sorta di penna usb, a un robot sferico; come tutti i robottini di Star Wars, esso ha un simpatico cassettino segreto per alloggiare piccoli oggetti, dal quale può anche accedere ai file contenuti nell’aggeggio, scavalcando tutti quei problemi di compatibilità delle porte e incastro delle suddette a cui siamo abituati!
Quella chiavetta usb è il motivo della contesa perché contiene una parte delle coordinate della posizione di Luke Skywalker, un campione intergalattico di nascondino. Il robottino riesce a giungere indisturbato al solito villaggio in mezzo al solito deserto (same desert, different planet), dove si aggrega a una novella Katniss (copyright Suzanne Collins 2008) che campa vendendo ferraglia di ricambio a un alieno ciccione, il quale le fornisce in cambio un po’ di cibo liofilizzato; il trasporto delle ferraglie dalle rovine dove vengono trafugate fino al villaggio avviene giornalmente per mezzo di uno scooter-trattore, la cui benzina mi chiedo dove venga aquistata visto che Katniss a malapena mangia un pasto al giorno. Ma forse va a energia solare.
Saltiamo le scene seguenti dove un mucchio di personaggi (il belloccio, il clone non-clone, Han Solo che voleva soltanto andare in pensione ma invece trasporta animali feroci, e non parlo del tenero Chewbacca) cominciano a rischiare ripetutamente la vita sotto le minacce dei “cattivi” e concentriamoci su questi ultimi.

I cattivi sono capeggiati da un emulo di Darth Vader, che usa la solita maschera con filtro-voce-gracchiante pur non avendone alcun bisogno [la maschera è un chiaro espediente narrativo per nascondere l’identità e accrescere l’aspettativa nello spettatore medio], e un gelido nazista. Questi due personaggi si recano periodicamente in un confessionale dove “fanno una skype” con Voldemort (copyright J.K. Rowling e Mike Newell 2005) e cercano di incolparsi a vicenda di essere degli incapaci.
Io vorrei sapere, come prima cosa, da dove cacchio viene Voldemort. Questo perché, dal mio punto di vista, in ogni trilogia di Star Wars sbuca fuori un malvagio più brutto dei precedenti pronto a dare ordini, e in ogni trilogia il male viene sconfitto e si suppone non ci siano sopravvissuti. In secondo luogo, dico io: la volete finire con questa gerontocrazia? La dilagante tendenza ad affidare potere decisionale alle cariatidi è chiaramente la rovina di tutte le fazioni nelle saghe di Star Wars e non solo lì: ragazzi, datevi una svegliata!

Torniamo ai GGiovani. Katniss scopre ben presto di essere una jedi. E qui viene la mia parte preferita! Infatti, quali erano gli indizi rivelatori? Il fatto che la ragazza fosse un’ottima ingegnera: guida astronavi, smanetta su circuiti elettronici, pezzi di ingranaggi e cavi vari, proprio come faceva il piccolo Anakin, costruttore di robot e sgusci. Perciò, se ancora non ci siete arrivati, ecco la grande rivelazione: gli ingegneri sono potenziali jedi!!

Ora che mi sono vantata un po’, torniamo alla storia: il film prosegue con una missione su un pianeta parecchio freddino, dove Han giustamente si copre con un giubbotto piumone che il peloso Chewbacca gli ricorda di indossare, mentre Katniss rimane in tenuta da deserto senza mostrare segni di congelamento. La ragazza viene inizialmente imprigionata dal cattivo mascherato, che scopriamo essere figlio di Leia e Han, il quale le svela il suo aspetto: quando toglie la maschera gli spettatori del cinema desiderano all’unisono che se la rimetta, in quanto il giovane ha l’aspetto di Oscar Wilde quando passa al lato oscuro (ma va?), e potrebbe facilmente essere figlio di Phileas Fogg (Steve Coogan).
Poi c’è la scena di preparazione alla conversione di Oscar Wilde: infatti nella narrativa e cinematografia moderna la visione manicheista ha stufato e si tende a presentare la personalità dei personaggi con le sfumature del grigio piuttosto che con i soli bianco o nero, il che di per sé sarebbe un arricchimento, ma secondo me in questo caso è un ammodernamento forzato e stona con il format epico nonché ormai consolidato di Star Wars. Intuiamo che Oscar non è a suo agio nel lato oscuro, ma era troppo presto per portarlo sulla retta via, e costui ne combina una grossa (…).
Tutto si risolve quando i “buoni” fanno esplodere la solita enorme base dei “cattivi” attaccando il solito punto debole localizzato.

Nell’ultima scena, Katniss raggiunge Luke su un bellissimo set irlandese, e tutti si chiedono se costui non abbia avuto figli (o meglio, se non abbia avuto figlie). La mia risposta totalmente scorretta è no: perché Luke rimase troppo scioccato quando fu accusato di rapporti incestuosi con la sorella, dopodiché si dichiarò bisex, poi gay, poi asessuale; ma parliamoci chiaro: con quei bozzi sulla guance in stile Bruno Vespa era evidente che non se lo sarebbe preso nessuno. E così è invecchiato nella solitudine. Meno male che ora una giovane jedi è venuta a fargli compagnia e a farsi insegnare! Sarà un rapporto di affetto e stima reciproca, purché Luke non si metta in testa che Katniss deve fare l’allenamento di Uma Thurman in Kill Bill 2, in tal caso la autorizzo personalmente a ribellarsi.

Ultimissimo commento al film: come avrete notato, ho evidenziato la parola “solito” all’interno del testo. Questo perché, secondo me, Star Wars Episodio 7 si è basato pesantemente sul riproporre oggetti, personaggi e ambientazioni che strizzassero l’occhio ai fan dei precedenti sei episodi, puntando sulla loro nostalgia.
Per questo motivo, se vogliono farsi carico di un’eredità così ricca e gravosa, non possono esimersi dal fare i conti con la credibilità e la continuità della trama.

E con questo penso di avervi importunato abbastanza con Star Wars – Il risveglio della forza.

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